Ho appreso della morte di Chris Cornell da un amico. Un subitaneo messaggio via whatsapp all’ora di pranzo. Ho girovagato sui giornali, letto le prime indiscrezioni, i primi “detti e non detti”. Non sono stato bene.

Qualche giorno dopo ho scritto questo, per la radio di mio cugino e per la sua trasmissione, Note di Viaggio. Erano mesi che non gli mandavo niente ed è stato un rientro amaro.

Ho amato i Soundgarden. Ho amato tutto il grunge. Prima i Pearl Jam, la cui foto campeggiava a pagina 13 della rivista americana che la mia insegnante di inglese di terza media voleva che leggessimo per “familiarizzare con la lingua”. Familiarizzare un corno. Ho patito il caldo per i capelli lunghi per colpa di Eddie Vedder per 20 anni. lo patisco ancora ora.

Poi i Nirvana (strano no?). Gli Alice In Chains. Ed infine loro: i Soundgarden.

Certo nel mezzo ho fatto su e giù con i Melvins, i Pixies, gli Screaming Trees, Mark Lanegan e compagnia cantante (davvero).

Ho un ricordo.

Spoonman suonata a tutto volume. Io stravaccato sul divano di un amico che aveva una Stratocaster viola. Ci vedevamo per studiare greco. Finivamo per suonare quello che capitava.  Ma quella voce. Sovrastava il caos dei riverberi, delle distorsioni, dei cucchiai suonati all’irlandese. Quella voce. Quanto l’ho amata.

Sono almeno due mesi che vorrei scrivere di Chris qui, e non riesco a farlo che adesso.

La sera che è morto ho preso i miei ragazzi. Li ho messi seduti sulla sponda del letto. Avevo la faccia delle grandi occasioni: «Bimbi vi devo dire una cosa».

Sono così abituati al fatto che i rockers muoiano (e non ci sposso fare niente: hanno sentito “Across the Univers” mi hanno chiesto chi la cantava e non me la sono sentita di non raccontare tutto, ma proprio tutto) che ogni volta che gli faccio ascoltare qualcosa di nuovo la prima domanda che mi fanno è: «Papà, ma è ancora vivo?».

Quindi anche questa volta ho messo su “Spoonman” e poi “Hunger Strike” e loro per prima cosa mi hanno chiesto: «Papà, ma è morto?».

Ho detto: si bimbi. Stasera. Salutiamolo come si deve.

Hanno ascoltato fino alla fine.

Il giorno dopo Federico ha quasi rotto un piatto suonandolo col cucchiaio.

So long Chris.

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